Ex pugile, ex agente della CIA ed ex marine, Marc Spector è stato prescelto dal dio della Vendetta egizio Khonshu per essere il suo emissario sulla terra. Oggi, divenuto milionario investendo i suoi guadagni ottenuti come mercenario, Marc Spector, si dedica anima e corpo alla lotta contro il crimine.

Marc Spector è .....

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di

Carmelo Mobilia

# 37

SHOW MUST GO ON

(1° parte)

 

Tijuana, Messico.

 

Qualcuno in gergo le chiama “le fumerie” perché il fumo dei sigari e delle sigarette è così denso che quasi lo si può tagliare.

Non è certo un ambiente salubre dove praticare dello sport, eppure è all’interno di queste “fumerie” che avvengono alcuni dei più cruenti incontri di pugilato.

Non sono riconosciuti da alcuna federazione, sono dunque clandestini, e non vi sono categorie di peso o dottori pronti a interrompere il match, ma anche qui ci sono i propri campioni e gli incontri clou.  C’è anche un giro di scommesse in cui in molti si giocano tutti i risparmi di una vita, puntando sul proprio campione.

<Lockley, amigo, sei pronto?> chiese il vecchio Santiago.

<Si, ci sono.> rispose l’uomo, picchiandosi i guantoni.

<Il tuo sfidante, José Mendoza, è molto forte, praticamente imbattuto.>

<Lo so.> si limitò a rispondere.

Il ring era stato costruito all’interno di una vecchio mattatoio. Mendoza era già al suo angolo, che fremeva di combattere.

L’incontro iniziò, e Jake Lockley già nei primi secondi vide almeno tre modi per fermare il suo avversario: avrebbe potuto colpirlo al ginocchio, rompendoglielo, e poi alla mandibola col palmo della mano.

Oppure evitare il pugno, afferragli il polso e spezzargli il gomito piegandolo dalla parte opposta.

O ancora, mandarlo a vuoto e poi colpirlo alla schiena o al collo.

Ma quello non era un combattimento da strada, non poteva farlo.

No, quella era la boxe, e c’erano delle regole.

Per Jake Lockley ... anzi, per Marc Spector, perché questo era il suo vero nome, era un ritorno alle origini, quello con la boxe. Il suo primo amore.

Prima dell’esercito, prima della CIA, prima dell’Egitto. Prima di Moon Knight e di tutta la follia legata ad esso.

Si limitò a schivare andando a sinistra e a colpirlo al fianco con un gancio sinistro.

Mendoza sapeva incassare bene, non a caso era imbattuto, e continuò ad attaccare.

La prima ripresa, come da copione, era di studio, e terminò senza che nessuno dei due contendenti piazzasse colpi decisivi, ma con l’andare avanti il match si faceva sempre più cruento.

Entrambi sanguinavano per i colpi ricevuti e nessuno dei due aveva intenzione di andare giù.

Non era un incontro di federazione, difficilmente si arrivava a vincere ai punti: solitamente uno dei due o crollava oppure abbandonava l’incontro gettando la spugna.

Gli spettatori erano divisi: l’incontro era sostanzialmente in equilibrio e c’era chi era entusiasta per lo spettacolo e chi era teso perché vedeva la propria puntata ancora in bilico tra il vincere una bella somma e perdere tutto.

Si era arrivati alla quarta ed entrambi erano sfiniti.

Jake riconobbe che come pugile Mendoza fosse migliore di lui; anni passati ad usare molte altre tecniche di combattimento lo avevano un po’ arrugginito nella pratica della “nobile arte”.

Al gong si portò al suo angolo e mentre rifiatava vide da una finestra spaccata le nubi che si allontanavano e mostravano il volto della luna crescente.

<Khonshu ...> bisbigliò sottovoce.

C’era un tempo in cui Marc vedeva la sua forza, la sua resistenza e i suoi riflessi crescere con le fasi lunari ... nessuno era mai riuscito a stabilire se si trattasse veramente di un potere mistico dovuto al suo presunto legame con Khonshu oppure se fosse dovuta a una sorta di super-suggestione dovuta a una ipnosi autoindotta... d’altronde sappiamo così poco sul cervello umano, e ancor meno su uno quantomeno “confuso” come il suo, fatto sta che ci fu un tempo in cui, quando veniva illuminato dalla luce della luna, Marc Spector non poteva perdere, e quella sera voleva che andasse così.

Alla quinta ripresa si scagliò contro Mendoza e una volta al centro del quadrato si scambiarono un notevole numero di colpi; Marc abbassò la guardia rendendosi un bersaglio irresistibile per il suo avversario, e quando questi si concentrò unicamente sull’attacco, lasciò partire un terrificante montante che trovò il messicano completamente scoperto e lo mandò giù al tappeto.

Mendoza cercò di tirarsi su ma la potenza del pugno fu tale che gli mancarono le forze per poterlo fare e, al termine del conteggio, fu sorretto dai fratelli.

Marc si aggiudicò l’incontro, sollevando le braccia alla luna.

 

<Sei stato magnifico, Lockley!> esclamò entusiasta il vecchio Santiago <Stavolta temevo che non ce l’avremmo fatta... quel hijo de puta sembrava fatto di ferro ma alla fine l’hai steso! Ecco, tieni, questa è la tua parte ...>

Da quando negli ultimi due mesi si era trasferito a Tijuana, Santiago gli faceva un po’ da manager, organizzandogli gli incontri e tenendosi gran parte della vincita; a Marc anzi a Jake Lockley, come lo conosceva lui, andava più che bene, si teneva per se quel tanto che bastava per pagarsi i pasti, qualcosa da bere e perché no qualche señorita che gli tenesse compagnia in certe notti.

D’altronde, per il proprietario della Spectocorp il denaro era quasi senza importanza.

Senza importanza... buffo, a ripensarci; c’era stato un tempo in cui per una buona paga Marc Spector non avrebbe esitato ad impugnare il fucile e a uccidere. Come cambiavano le prospettive, con il passare del tempo.

Andò in un ristorante e si ordinò da mangiare; mentre consumava il suo pasto ripensò agli avvenimenti che avevano sconvolto la sua vita negli ultimi tempi: Frenchie era morto, Frank Darabont era morto – indossando il suo costume - Simon Maddicks si era trasferito altrove, la sua fidanzata, Satana Hellstrom, lo aveva lasciato e pure Marlene non ne voleva più sapere di lui.

Marc era rimasto solo e si chiedeva se fosse il caso di continuare la sua opera come Moon Knight.

Troppo sangue era stato sparso, troppe vite stroncate.

Ma l’alternativa quale era? Cos’altro poteva fare? Aveva trascorso tutta la sua vita adulta a combattere, e non sapeva fare altro.

Certo, i guadagni della sua società gli permettevano una vita di ozio e lusso, ma questa non faceva per lui. Sentiva di avere bisogno di uno scopo, ma quale?

Andarsene in Messico a farsi pestare dentro a una bettola per quattro spiccioli, invece di starsene in qualche paradiso tropicale e sorseggiare champagne, era veramente una cosa da matti.

Ma non era forse quello che era? Non era lui quello che sentiva le voci, che per un po’ di tempo non sapeva nemmeno più chi fosse, perduto in una crisi d’identità?

Diceva che era venuto a Tijuana per staccare e decidere il da farsi, ma in realtà sapeva benissimo cosa voleva... solo che quello che voleva non poteva più ottenerlo.

Frenchie era morto, Marlene se ne era andata.

Rimaneva solo lui, lui e Moon Knight.

E non era certo che fosse la cosa migliore per lui.

Mentre era assorto nei suoi deprimenti pensieri, arrivò qualcuno intenzionato a scuoterlo da tutto quel suo rimuginare.

<CABRON!> si sentì insultare.

Erano José Mendoza e i suoi fratelli.

<Che vuoi Mendoza?>

<Voglio la rivincita, hijo de puta: no es posible que un gringo de mierda como ti possa reggere tutti quei colpi senza andare al tappeto!>

<Io si.> rispose Marc.

<No Lockley, tu no me engañas màs. Ti sei sicuramente preso qualcosa.>

Marc sghignazzò.

<Cos’è, mi vuoi fare il controllo antidoping? Qui? Accettalo Mendoza; hai perso. Nella boxe succede anche ai migliori. Solo Rocky Marciano a chiuso imbattuto ...>

<Ho perso una fortuna a causa di quel match, per colpa tua e dei tuoi trucchetti!> gridò il messicano di rimando <e adesso te la farò pagare ...>

Il fratello gli passò quello che pareva essere l’incarto di una caramella; Mendoza se la portò al naso e aspirò a pieni polmoni.

S’irrigidì di colpo e Marc intuì immediatamente cosa stava accadendo.

<Oh no ...> si limitò a dire, mentre si gettava di lato evitando il pugno che spaccò in due il tavolo.

Erano gli effetti inequivocabili dell’OCM, acronimo di Ormone di Crescita Mutante, una droga sintetica in grado di fornire a chi la assumeva superpoteri momentanei.

Mendoza aveva visto la sua massa e la forza aumentare spaventosamente, gli occhi erano rossi, i capillari dentro la cornea sembravano quasi fluorescenti, le vene del collo e dei bicipiti erano grosse come cavi.

<Vediamo se incassi questo, gringo!> un altro pugno evitato da Marc sfondò la parete del locale.

Tutti uscirono urlando e imprecando dal ristoranti, terrorizzati.

Marc Spector sapeva come misurarsi con i tipi come lui, non era nuovo infatti a questo tipo di incontri: nei panni di Moon Knight aveva combattuto altre volte con pazzi strafatti di OCM.

Nonostante l’aumento di forza Mendoza mostrava gli stessi limiti che aveva durante l’incontro di quel pomeriggio, ma adesso non si trattava più di pugilato e Marc non si doveva più trattenere: gli ruppe un ginocchio con un calcio, poi piazzò due ganci fortissimi al volto, ma la droga aveva aumentato considerevolmente la resistenza del suo avversario; ignorando il dolore questi afferrò Marc e lo lanciò dall’altra parte del locale, mandando in frantumi la specchiera e le bottiglie di liquori del bancone; numerose schegge di vetro gli avevano tagliuzzato mani e braccia.

<Maledizione, senza equipaggiamento sono in svantaggio ...> pensò Marc, cercando di trovare qualcosa da usare come arma.

Un paio di bottiglie di rum e di tequila, qualche asse di legno, e una vecchia corda che teneva insieme una vecchia botte di qualche distillato illegale.

<Possono andare bene ...> osservò, mentre Mendoza faceva a pezzi il bancone come se fosse stato fatto di polistirolo.

Marc lanciò una bottiglia e lo colpì dritto in faccia, poi gli piantò l’asse chiodata sul piede.

Mendoza si piegò in avanti per il dolore, cercando di liberare il piede, e in un attimo Marc gli fu alle spalle, stringendogli la spessa corda di panama attorno al collo e tirando con tutte le sue forze.

Forzuto o meno, anche uno strafatto di droga mutante doveva respirare, e senza l’afflusso di ossigeno al cervello le forze gli vennero a mancare, e da lì a poco pure i sensi.

Non appena Mendoza fu a terra, sconfitto, Marc si precipitò verso uno dei suoi fratelli, che si era nascosto dietro un tavolo rovesciato.

<Vieni fuori!> gridò, rivolgendosi a lui in perfetto spagnolo, lingua che aveva imparato durante le sue missioni in Argentina o in Bolivia.

<Dove te la sei procurata quella merda?> disse, furioso.

<I-io ... non lo sapevo. Non lo sapevamo ... c-cioè, noi credevamo che quella roba di rendesse più forte, non che ti trasformasse in un mostro del genere... non v–volevamo ....>

<Questo succede a ingerire roba di cui non si conosce la provenienza, ma non è quello che ti ho chiesto. Ti ho detto di dirmi dove te la sei procurata!>

Lo sguardo di Marc non ammetteva repliche, e l’uomo rispose.

Marc lo lasciò andare, e mentre l’altro si sincerava delle condizioni del fratello, lui si allontanò velocemente da lì, per evitare di dover dare spiegazioni alle forze dell’ordine locali.

Adesso aveva un compito ben preciso da svolgere.

 

Cimitero di Cypress Hill, New York.

 

La lapide riportava il nome di Frank Darabont, agente di polizia della città di New York, ma lei lo aveva conosciuto anche in altri panni, quelli con cui era morto.

Quelli di Moon Knight.

Negli ultimi mesi prima della sua morte, infatti, Marlene Alraune era divenuta intima con l’agente Darabont, una storia di certo non convenzionale, visto che era nata tra sirene atlantidee, presunte figlie di Satana e vampiri nazisti. *

* = nei primi episodi di questa serie.

Lo aveva conosciuto a causa del suo ex fidanzato, Marc Spector, l’uomo sotto la maschera di Moon Knight, e a poco a poco Frank divenne per lei qualcosa di più di un amico.

Un uomo affascinante, spiritoso, premuroso e soprattutto presente, cosa che Marc non era più da un po’ di tempo, e tutto questo fece cedere le resistenze della bionda archeologa, che da molto tempo si sentiva sola e non sorrideva molto.

Frank non aveva solo conquistato il suo cuore, ma anche la fiducia di Marc, tanto da far sì che i due condividessero anche il mantello di Moon Knight.

Fu proprio nei panni del cavaliere lunare che Frank incontrò la sua morte; ufficialmente, inventarono una storia fasulla su come venne assassinato in servizio, mentre svolgeva il suo lavoro di detective, ma in realtà trovò il suo fato nei sotterranei di Parigi, assassinato da un templare mentre affiancava a Marc nei panni del secondo Moon Knight.

Inizialmente Marlene aveva incolpato Marc della sua morte, ma sapeva che non era proprio così... o meglio, non del tutto.

Sapeva che Frank amava indossare quel costume e combattere i cattivi, e la cosa più atroce di tutto questo è che sotto sotto, la cosa faceva piacere anche a lei.

Si sentiva da cani per questo, avvertiva un profondo senso di colpa nei confronti di Frank: l’aveva amato realmente, o quello che amava di lui era l’immagine che le rievocava?

Per lei, vedere Frank nei panni di Moon Knight era come riavere il Marc dei primi tempi, quello che aveva incontrato in Egitto e di cui si era innamorata.

<Lo avevi capito, Frank? Sapevi nel tuo inconscio di essere un surrogato di Marc?> pensò Marlene, posando i fiori sulla sua tomba.

<E’ per questo che hai continuato a indossarne il costume, anche dopo che lui era tornato? Forse è questo che volevamo, io e Marc, tornare quelli dei “bei tempi”; da soli non potevamo farlo, e tu ce ne hai dato la possibilità. Ed è per questo che sei morto. Ti abbiamo messo noi davanti a quel pugnale, Frank. Io e Marc, e tu ce lo hai permesso!> rivolse questi pensieri alla memoria di Frank, iniziando a piangere.

<Perdonaci, Frank. Perdona il nostro egoismo, Perdona la nostra incapacità di esprimere i nostri sentimenti e i nostri desideri.> disse, col volto segnato dalle lacrime.

Scoppiò in un pianto rabbioso, e si allontanò dalla tomba, sperando di lasciare lì anche la vergogna e il senso di colpa.

 

Deserto della Baja California. Pochi giorni dopo.

 

Colpire uno spacciatore è come risalire la catena alimentare; ne interroghi uno e ti fai dire da chi si rifornisce, poi ancora e ancora, fino a risalire alla fonte primaria.

La pista di Marc lo aveva condotto fino ad un capanno costruito in mezzo al deserto.

Attorno al perimetro c’erano alcune guardie armate, dentro vi erano degli uomini che, con tanto di guanti e mascherine, “cucinavano” la loro droga.

Tra di loro spiccava la figura di un uomo, altro più di due metri, una figura massiccia e completamente rivestita di nero. Anche il suo volto era coperto, da una maschera che aveva un ragno bianco disegnato sopra.

Grazie al potente binocolo di cui disponeva, Marc poteva vederlo e lo riconobbe subito: si trattava del boss criminale argentino noto come Tarantula Nera.

Un uomo con una siringa gli faceva delle iniezioni alla base del collo, estraendo diverse provette di sangue, che poi dava a degli altri uomini, presumibilmente dei chimici.

Era dunque lui a fornire il materiale genetico metaumano da cui ricavavano l’OCM.

Da qui partiva lo spaccio e qui doveva venire fermato.

Impugnando un fucile da bracconiere, Marc colpì le guardie con dei dardi da caccia, gli stessi adoperati per sedare gli animali selvatici, e in pochi secondi queste caddero a terra prive di sensi; per l’ex marine era un gioco da ragazzi colpire dei bersagli quasi immobili come loro.

Dopo di che lanciò dentro dei potenti lacrimogeni; il fumo riempì il caseggiato in men che non si dica, e tutti quelli al suo interno cercarono disperatamente la porta, in cerca di un po’ di ossigeno.

Marc, proteggendosi con una maschera antigas, li attendeva sull’uscio e li colpiva ad uno a una con una mazza da baseball. Nessuno osava aprire il fuoco, per via del fumo temevano di colpire qualcuno dei loro, e in men che non si dica si ritrovarono tutti stesi a terra.

Il fumo si diradò, e solo Tarantula Nera era rimasto in piedi.

<E tu chi cazzo sei?> chiese, furioso.

Il suo avversario indossava solamente una camicia bianca con le maniche arrotolate, dei pantaloni bianchi e un paio di guanti anch’essi bianchi. Marc si tolse la maschera antigas, e sotto di essa portava la maschera di Moon Knight. [1]

<Sono quello che ti finirà.> rispose, in tono di sfida.

Tarantula s’avventò su di lui, cercando di colpirlo con un pugno, che Moon Knight evitò con un balzo all’indietro.

Ancora una volta doveva scontrarsi con un avversario dalla forza superiore, ma per lui non era certo una novità, solo che rispetto allo scontro con Mendoza, Tarantula Nera era un lottatore più capace, e decisamente più agile e veloce.

L’equipaggiamento di Marc consisteva in una mazza da baseball, un tirapugni, dei fumogeni e un coltello da marines, dello stesso tipo reso famoso da Sylvester Stallone in “Rambo”.

Lanciò un fumogeno che impedì a Tarantula di vedere i suoi spostamenti.

<Dove sei? Fatti vedere vigliacco!> gridò il colosso in nero, menando pugni alla cieca, sperando di andare a segno.

Moon Knight arrivò dall’alto, e cominciò a colpirlo con la sua mazza alla nuca, alla schiena, al costato... ma Tarantula non era un avversario convenzionale, la sua fisiologia lo forniva di un potente fattore rigenerante, che ne limitava i danni e gli permetteva un contrattacco; colpì Marc con un calcio ben piazzato che lo mandò a sbattere contro un pilastro in cemento.

<Ughn....> Moon Knight subì il colpo, sentì mancare il fiato per alcuni secondo e la bocca gli si riempì di sangue.

Tarantula gli fu addosso, lo afferrò per il bavero, lo sollevò con una mano sola sopra la sua testa e lo scaraventò al suolo come una bambola di pezza.

La vista cominciò ad annebbiarsi e le forze a venirgli meno.

Il criminale argentino gli fu nuovamente addosso e gli mise una mano alla gola, mentre con l’altra era pronta a sferrargli un pugno mortale.

<Chi ti manda, figlio di puttana? Per chi lavori? DIMMELO!>

<K-Khonshu ...> disse con un filo di voce.

<CHI?> domandò ancora LaMuerto.

Moon Knight afferrò il pugnale e glielo infilzò nell’inguine, provocandogli un dolore lancinante: potere rigenerante o meno, a nessuno piace prendersi una coltellata in quel posto.

Marc approfittò del vantaggio per recuperare la sua mazza, dopodiché di avventò sul nemico, colpendolo alla testa, più e più volte, fino a rompergliela.

Non sarebbe bastato ad ucciderlo, quello no, ma di certo il suo fattore di guarigione aveva un gran bel da fare.

Non appena riprese il fiato, Marc prese uno dei chimici e lo interrogò.

<Parla bastardo. Che cosa ci fate qui in Messico?>

<I-il capo ... lui vuole espandersi. Vuole arrivare fino agli States, ma dall’Argentina è molto rischioso. Da qui è più facile, così ...>

<Chi è il vostro acquirente? Chi vi compra la roba?>

Il criminale non esitò a rispondere, dando a Moon Knight il nome che voleva.

Era il nome di un pezzo grosso, uno molto pericoloso.

<Non posso credere che uno così possa accontentarsi della poca merce che un laboratorio piccolo come questo può produrre. Non sta in piedi. Ci deve essere dell’altro.>

<N-No, infatti... è- è così. Il capo gli ha mandato un grosso carico ... arriverà al porto di New York tra pochi giorni. Se sarà soddisfatto, ha detto che entrerà in affari con il capo in pianta stabile.>

Tutto aveva un senso. Il pesce grosso di New York gli garantiva lo spaccio negli Stati Uniti e Tarantula gli forniva la materia prima... e Tijuana era molto più vicina, rispetto a Buenos Aires.

Moon Knight distrusse il laboratorio, poi decise che era il caso di tornare finalmente a casa.

 

Zona portuale di New York. Il molo 16, pochi giorni dopo.

 

Il carco battente bandiera argentina era stato battezzato, con poca fantasia, Evita, chiaro riferimento a Evita Peron, la celebre politica e filantropa di quel paese.

Attraccò al molo il perfetto orario. Sulla puntualità dei trafficanti si poteva sempre contare, pensò Moon Knight.

Ufficialmente la nave trasportava farina di soia, mais, carni e altri generi alimentari, ma in realtà erano la copertura per l’OCM.

Gli uomini sul ponte armati di Uzi confermavano quanto sapeva.

Stava appollaiato su una gru aspettando il momento giusto per colpire.

Per la prima volta dopo mesi era tornato a indossare il suo costume, e si rendeva contro di quanto gli fosse mancato.

Planò sul pontile, utilizzando come al solito il suo mantello come aliante. 

I trafficanti lo videro arrivare e aprirono il fuoco.

Moon Knight si fece largo tra i proiettili e si avventò su di loro come un animale feroce: colpiva con i suoi manganelli d’acciaio e i dardi affilati a forma di mezzaluna andarono a segno colpendo mani e braccia dei trafficanti, i suoi calci mandavano k.o. chi veniva colpito.

Mentre si abbatteva su di loro con la forza di un uragano, si rese conto di come quella violenza lo facesse sentire vivo: nient’altro contava più nella sua vita, solo Moon Knight aveva valore.

Una risata isterica gli uscì perentoria.

<AH AH AH AH AH AH! Sei soddisfatto, Khonshu? Sei contento? Sono tutto tuo adesso!>

Se avessimo potuto vedere sotto la maschera, avremmo visto il volto di Marc Spector solcato da delle lacrime.

In pochi minuti il ponte era libero. Si addentrò dentro la stiva dove c’erano altri uomini ad aspettarlo, ma non furono più fortunati dei loro compagni: Moon Knight riservò loro lo stesso trattamento.

Ruppe una cassa che conteneva carne bovina, poi un'altra dove c’era del frumento: in entrambe trovò ben nascoste delle fiale di OCM.

<Questa merda deve sparire ....> sentenziò, piazzando su ogni cazza una carica esplosiva, poi prese uno dei suoi avversari, un tizio col pizzetto che indossava la maglia del Barcellona di Messi, e lo fece rinvenire.

<Di hai tuoi amici di lasciare la nave. Avete te minuti a partire da adesso ....> gli disse, mostrandogli il timer dell’ordigno.

In breve fu un riecheggiare di “vamos!” e di “rapido!”adelante!”  arriba, arriba!” tutte esclamazioni pregne di paura e panico.

Moon Knight, tornato ad appostarsi in cima alla gru, vide gli uomini abbandonare la nave di corsa, alcuni gettandosi in mare .... poi, allo scadere dei tre minuti, la catena di esplosioni distrusse il carico del bastimento. Le fiamme erano alte e illuminarono la notte di un arancione intenso.

Mentre fissava le fiamme divorare il prezioso ma illegale carico, Moon Knight ebbe finalmente la certezza del valore del suo ruolo.

<E’ a questo che servo. I Fantastici Quattro, I Vendicatori e gli X-Men ... loro pensino ai pazzi che cercano di conquistare il mondo.  A questo genere di criminali ci devo pensare io. E’ questo il mio lavoro.>

Quando udì l’avvicinarsi delle sirene dei poliziotti e dei vigili del fuoco, sparì nella notte.

 

EPILOGO

 

<< .... l’incendio avvenuto al molo 16 di New York. La nave, proveniente dall’Argentina, trasportava un carico di beni di tipo alimentare, ma la presenza sul posto di armi automatiche fa sospettare che si trattasse di una copertura per un trasporto illegale, finito male in un qualche regolamento di conti tra cartelli criminali. Alcuni testimoni arrestati dalle autorità parlano di un coinvolgimento di un vigilantes vestito di bianco, la cui descrizione parrebbe coincidere con quella giustiziere noto col nome di Moon Knight. Da parecchio tempo ormai non si avevano più avvistamenti di questo singolare eroe, tanto che si vociferava che ....>>

L’uomo spense la televisione, sbattendo un pugno sulla sua scrivania.

<Come cazzo è potuto succedere?> domandò furioso.

<Qualcuno deve avergli fatto una soffiata.> gli rispose il suo assistente.

<Notizie da Tarantula Nera?> chiese ancora.

<Nessuna. Ma non ci sono notizie su di un suo arresto. Si sarà dato alla macchia.>

<Meglio che si faccia vivo al più presto con una buona scusa ....>

<Nel frattempo, signor Conte, posso confermare quanto sentito al notiziario...>

<A cosa ti riferisci?>

<Al coinvolgimento di Moon Knight. Alcuni degli uomini che ha fatto interrogare mi hanno portato questo ...> e gli allungò uno dei dardi tipici dell’eroe.

L’immagine della mezzaluna si rifletteva sul suo monocolo.

<Cosa sappiamo di lui?>

<Direi molto poco, signore, se non che è uno dei numerosi vigilantes attivi nella zona di New York.>

Il conte lanciò la mezzaluna che si infilzò alla parete, poi si riempì un bicchiere di brandy.

<Questo bastardo capirà presto contro chi si è messo. Gli farò rimpiangere di essersi messo sulla mia strada. Nessuno la fa franca quando si mette contro al Conte Nefaria.... >

 

Continua .....

 

 

Le Note

 

Riprendono le avventure del Cavaliere della Luna, stavolta però raccontate da me che prendo il posto dell’amico Igor Della Libera.

Nelle tre stagioni precedenti Moon Knight se l’è vista con minacce di natura mistica e sovrannaturale, io lo riporterò a uno stile più urbano, ma non per questo meno pericoloso.

Per il nostro eroe è tempo di voltare pagine e ricominciare, dopo le numerose perdite che ha subito.

Restate a bordo per vedere cosa gli accadrà.

 

1 = il costume improvvisato da Marc omaggia l’uniforme da “Mr Knight” ideata da Warren Ellis.

 

Carmelo Mobilia